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Sicurezza  LEGGE 41 / 2003 E REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE N. 2 DEL 18 GENNAIO 2005

servizi per comunita
 

A solo titolo di memoria stralcio di seguito una parte della Legge Regionale 41/2003 per poter di seguito commentare la panoplia di adempimenti vari che si devono affrontare per aprire/ gestire o comunque adeguare un’attivita’ socio assistenziale.

Di base le strutture socio assistenziali a ciclo residenziale o semiresidenziale devono:

"garantire il rispetto dei requisiti previsti dalle norme vigenti in materia urbanistica, edilizia, di prevenzione incendi, di igiene e sicurezza nonché l’applicazione dei contratti di lavoro e dei relativi accordi integrativi in relazione al personale dipendente”. (omissis) 

Inoltre tali strutture devono essere caratterizzate dall’idoneita’ alle seguenti prescrizioni:

a) ubicazione in luoghi abitati facilmente raggiungibili con l’uso di mezzi pubblici, comunque tale da permettere la partecipazione degli utenti alla vita sociale del territorio e facilitare le visite agli ospiti delle strutture salvi motivi di sicurezza o laddove l’ubicazione in area non urbana risulti funzionale alla realizzazione di specifici progetti, anche sperimentali;
b) assenza di barriere architettoniche in relazione alle caratteristiche delle strutture e dell’utenza accolta;
c) dotazione di spazi destinati ad attività collettive e di socializzazione distinti dagli spazi destinati alle camere da letto, organizzati in modo da garantire l’autonomia individuale, la fruibilità e la privacy;
d) presenza di figure professionali qualificate in relazione alla tipologia del servizio prestato ed alle caratteristiche ed ai bisogni dell’utenza ospitata;
e) individuazione di un coordinatore responsabile della struttura e del servizio prestato;
f) uso di un registro degli ospiti;
g) predisposizione per gli ospiti di un piano personalizzato di assistenza ai sensi dell’articolo 1, comma 2, che indichi, in particolare, gli obiettivi da raggiungere, i contenuti e le modalità dell’intervento e il piano delle verifiche;
h) organizzazione delle attività nel rispetto dei normali ritmi di vita degli ospiti;
i) adozione di una carta dei servizi sociali, nella quale siano indicati, fra l’altro, i criteri per l’accesso, le modalità di funzionamento della struttura, le tariffe praticate con indicazione delle prestazioni comprese.

              Le indicazioni di cui sopra sono state raccolte e schematizzate dal Regolamento di Attuazione n. 2 emanato dalla Regione Lazio il 18 gennaio 2005, in particolare si chiarisce che anche le strutture attualmente autorizzate dovranno provvedere ad adeguarsi ai regolamenti attuali come indicato nel seguente art. 9 estratto dal citato regolamento:

Art.9 (Richiesta di adeguamento dell’autorizzazione)
1. Entro sei mesi dalla pubblicazione sul BURL degli atti previsti dall’articolo 2 della legge il legale rappresentante presenta al comune apposita domanda per l’adeguamento delle strutture disciplinate dall’articolo 14, comma 5 della legge alle disposizioni in essa contenute

            Gran parte della realta’ che comprende le strutture socio assistenziali e’ composta da fabbricati riadattati nel tempo a tale funzione e quindi fatti oggetto di costanti rinnovamenti per seguire il cambiare delle leggi di riferimento: inutile valutare i costi di questi aggiornamenti che sicuramente hanno migliorato la vita degli assistiti ma hanno altrettanto sicuramente dovuto incidere sull’entita’delle rette mensili.

            L’entrata in vigore della Legge in esame incide pero’non soltanto sulla tipologia strutturale dell’edificio ma anche sulla metodologia di gestione dell’attivita’.

            Viene previsto infatti l’inserimento di figure professionali specializzate (punti d ed e) attraverso le cui competenze giungere a stilare quei “piani personalizzati” (punto g) che rappresentano per cosi’ dire il progetto di accoglienza dell’Ospite.

            Certamente la Legge in esame tiene conto che i “nuovi anziani” provengono da realta’ e tipologie di vita complesse tali per cui non ci si puo’ limitare, come accadeva in passato, a fornire loro solo i servizi essenziali lasciando solo alla loro iniziativa il riempimento del vuoto giornaliero.

            Nel lodare la positivita’ di tale impostazione si deve pero’ sottolineare che molto spesso l’entita’ delle pensioni e’ invece rimasta alle logiche del passato e quindi non e’ commisurata all’incremento dei costi derivanti alle attivita’ socio assistenziali dal dover pagare gli  stipendi delle nuove figure professionali inserite nelle strutture.           

           Questa logica di contenimento delle rette ed aumento delle spese di assistenza conduce a dover ipotizzare la chiusura di quelle strutture basate sulle basse recettivita’ a meno di non entrare in meccanismi di consortizzazione che diano la possibilita’ di beneficiare in modo comune almeno di una parte del personale specialistico.

 

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